I profumi di Pennywise: la IT sniff più horror di Halloween
E anche quest’anno arriva il 31 ottobre e la sua notte movimentata e tenebrosa. Le porte fra mondi paralleli si dischiuderanno consentendo a noi umani un fuggevole sguardo nell’acromismo funereo dell’aldilà. Halloween e i suoi riti – antichi e moderni – ci aspettano con la consueta tetra pazzia, gli incantesimi reali o sperati, le feste nei locali o sotto alla luna.
Il carico di suggestioni misteriose si diffonde già nei giorni precedenti: Shamain (nome celtico di Halloween) va festeggiata al meglio, in un crescendo di preparativi e programmi ad hoc; gli spiriti, così schivi e permalosi, amano manifestarsi senza che sia tralasciato alcun dettaglio.
E allora guai a non prevedere un menù che stupisca i più piccoli con “orribili” dolcetti a forma di teschio! E poi un occhio ai travestimenti e ai trucchi più spaventosi ma anche divertenti; perché no, il vaglio attento di una lugubre colonna sonora e, ovviamente, se si opterà per un ritiro casalingo, sarà ottimo “trick” un libro horror sul comodino, da leggersi con la coperta tirata fin sopra il naso… Anzi, sotto al naso! Per evocare la paura più nera che ci sia non dobbiamo infatti dimenticare l’olfatto: calarsi nelle tenebre è un gioco da ragazzi con l’ausilio di fragranze che, nella notte delle streghe, saranno alla stregua di magiche pozioni.
Amicizia, infanzia e… odore di paura
“Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato di sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia”: così, nel 1986, il genio del Male – Stephen King – apriva su di un innocente balocco per bambini uno dei bestseller più disturbanti dell’era contemporanea: IT.

Romanzo corale, complesso, colmo di brividi e raccapriccio, ma anche cupamente introspettivo; un torrente di 1300 pagine che occupò il re del brivido per ben quattro anni di scrittura. La trama, lunga e articolata, è divisa in due macro periodi temporali: 1957-58 e 1984-85; vi si narrano le vicende di sette amici (che si denominano “Club dei Perdenti”) e della loro lotta trentennale contro una misteriosa entità aliena e multiforme (“IT”).
Ben lungi dall’essere solo una vicenda dai contorni orrorifici, IT si addentra come un affilato rasoio nella sensazione di paura tout-court, sezionandola nelle sue parti più marcescenti, indicibili e insondabili. La lama è affidata al malefico Pennywise (terrifico pagliaccio di cui IT assume spesso le sembianze) che si muove sullo sfondo dell’ambigua e decadente Derry, cittadina anch’essa protagonista negativa; l’immaginaria piccola comunità è abitata da “gente” che odia l’altra gente, che tace segreti e finge di non assistere ai soprusi perpetrati ai più deboli. Non a caso e, quasi antesignano dei tempi, Stephen King esplora nella narrazione il tema del bullismo svelandone i lati più fastidiosi e abietti.
I piccoli protagonisti sono tutti “veri” amici: di fatto l’amicizia come sentimento occupa una vasta parte del sottotesto; i sette “Perdenti”, sempre uniti nonostante gli eventi, combatteranno dalla pubertà fino all’età adulta contro il Male, alle prese con le più spaventose prove che si possa immaginare. A spese proprie, infatti, scopriranno che IT ha la capacità di captare i loro punti deboli, le paure irrazionali e irresistibili peculiari in ognuno di loro.
Ecco dunque che King tesse un cospicuo materiale, denso, verboso e che serpeggia ambiguo nella doppia luce di una eccellente horror story o in quella di un sottile e molto realistico romanzo di formazione. I piccoli amici cresceranno e non saranno più gli stessi dopo la loro strenua lotta e i loro caratteri da adulti saranno plasmati dal Terrore. E il clown assassino, oscuro e sfuggente, disumano e informe, guarda caso verrà sconfitto solo dopo avere imparato a vincere le proprie paure radicate. Anche per questo, dopo sette lustri e invariato successo nelle librerie, IT può ormai essere considerato un classico in grado di conquistare ogni generazione.
Il romanzo vanta non solo un adattamento televisivo (1990) ma anche una più recente trasposizione cinematografica in due capitoli (2017-2019) ad opera del regista Andrés Muschietti. A tal proposito, si narra che il giorno di rilascio del primo film (8 settembre 2017) sia stato scelto affinché, sommando tutte le cifre presenti nella data (8; 9; 1; 7 e tre 0), venisse fuori 27, cioè il numero di anni in cui Pennywise – il clown IT – va in letargo. E, curiosamente, uscì 27 anni dopo l’omonima serie televisiva. Ma forse questa è solo macabra superstizione.

Il clown ballerino
“Vuol dire che mi presenterò. Io, Georgie, sono il sig. Bob Gray, altrimenti noto come Pennywise, il Pagliaccio Ballerino (…). Ecco, adesso ci conosciamo. Non sono più uno sconosciuto per te e tu non sei uno sconosciuto per me. Giii-usto?”
Pennywise è uno dei villain più riusciti del mago King. Sarà per quell’odioso “sorriso dipinto sulla faccia bianca” che sempre ruba la scena o forse per quegli irreali occhi “di uno strano color argento”. E che dire del suo “ampio costume con enormi bottoni arancione a pompon” e le mani che mostrano “guanti da cartone animato”. È un mostro i cui tratti fintamente burloni rendono inquietanti pure dei semplici palloncini colorati; anziché innocenti balocchi, nelle mani viscide del clown, diventano strumenti per attirare l’attenzione delle sue piccole vittime e lugubre segno di morte prossima.
King non manca di descriverlo anche dal punto olfattivo e infatti impariamo a spese nostre che non solo se ne sta acquattato nel buio, ma che ha il suo odore strano (“l’odore di IT”), “una creatura che avrebbe mangiato di tutto, ma specialmente affamata di carni di bimbo”.
La prima vittima del romanzo è il povero Georgie: sei anni e una fottuta paura della cantina e del buio; lui, che, tutto fiero, nel suo impermeabile giallo e stivaletti rossi, se ne esce in un infelice pomeriggio di pioggia scrosciante. Il fratello Bill, a letto con l’influenza, gli ha confezionato una meravigliosa barchetta di carta e lui non vede l’ora di giocarci in strada. Purtroppo la maledetta, spinta dai torrentelli d’acqua sull’asfalto, guadagna terreno e precipita in una bocca “larga e semicircolare, scavata nello zoccolo del marciapiede”. Georgie si sdraia per cercare di recuperarla, ma… Un paio di occhi gialli, esattamente come quelli che aveva sempre immaginato di trovare in cantina, lo sorprendono a guardarlo. C’è un clown nello scarico. E da questo punto in poi, per Georgie non ci sarà scampo. L’astuto Pennywise prende letteralmente per il naso il bambino: sopra il tanfo di alluvione e fogna ricrea un infido teatrino olfattivo per Georgie evocando i sentori tipici del circo. Mostro vero, il clown è in grado di mescolare reale e irreale, odore e profumo, nero e colore. Un ambiguo ma geniale ideatore di suggestioni… Un Naso malefico.
Palloncini e… profumi
“E un palloncino? Ne ho di rossi, verdi, gialli, blu…”
“Si, certo”, ripetè Georgie, guardando nello scarico.
“Volano?”
“Se volano?” Il sorriso del clown si allargò (…)
George allungò la mano.
Il clown gli afferrò il braccio.
Per attirare il popolo dei perfumisti, IT dovrebbe ingegnarsi ad assegnare un profumo ad ogni palloncino offerto! Per quale ci lasceremmo afferrare un braccio? Trick or Treat?
Palloncino Marrone
Ben si presta l’ultimo uscito di casa Orto Parisi, Cuoium, ad essere un’arma da killer. Con la sagacia che gli compete, il Naso d’istanza ad Amsterdam stringe i legacci sul tema del suede, ma lo fa con l’arte di un mefistofelico imbonitore. Le note fumose di un irrequieto incenso coprono con furbizia gli accordi animali che ruggiscono nel buio. Il nero si esprime attraverso il pepe, soffia illusioni di violette, ingolosisce con staffilate di mandarino italiano.
L’innervante abbraccio di ambra grigia e vaniglia fondono gorgogliando in un urlo legnoso che muore sul crinale nascosto di patchouli e olio di cade. Uno sguardo ad occhi argentati nel difficile antro del genere cuoiato che può re-pellere molti, ma altrettanti sedurne.

Palloncino Verde
Anne Flipo ha di recente composto per Frederic Malle Editions de Parfums un vero e proprio trompe l’oeil del tema “verde”. Un essere liquido di cui si possono osservare i tratti ma che da vicino nasconde una vita aliena dietro le palpebre.
Acutissime grida di mughetto ci provocano brividi lungo la schiena: preso al braccio dalla violenza scintillante del galbano acconsente, suo malgrado, a un accordo iperplastico in cui il freddo da obitorio del giacinto si fonde agli incubi notturni del gelsomino. Non servono le lusinghe della mandorla: si sgretolano frammentarie e si disperdono nell’ombra boschiva e terrosa del muschio di quercia. Serpe letale color smeraldo in una jungla sintetica: Synthetic Jungle.

Palloncino Nero
I petali della datura di giorno si chiudono a proteggere il suo cuore odoroso. Fiore denominato “erba delle streghe” per le sue proprietà narcotiche, sedative e allucinogene, era utilizzato in antichi rituali per viaggiare al di là del tempo e dello spazio. Aggiungete al suo nome l’aggettivo “noir” e avrete la quintessenza stessa di un incantesimo sotto la luna di Shamain: Datura Noir, Serge Lutens e Christopher Sheldrake. Per dare un connotato olfattivo al fiore i due incantatori ideano un’astrazione cupa, ipnotizzante, sinistrorsa come le corolle stesse quando si schiudono.
Per godersi Datura Noir è necessario accettare di camminare sulle sabbie mobili di note che, apparentemente placide, dolci ed innocue, si stravolgono in un inquietante gioco di distorsioni. La tuberosa è dama discinta che mostra crepe nell’incarnato di mandorla; il cocco è semplice e dimesso, un barbuto freak ritratto nel tono seppia di vecchie fotografie mangiate dalla polvere. E di fatto, Datura Noir è talco nero sulla pelle, scricchiola come gusci pestati di frutta secca, ricordo di carne che fu viva ma che tremula ed impallidisce al tramonto del respiro.

Palloncino Rosso
Afferrando il palloncino rosso ti buchi le mani: la corda è colma di spine e il sangue ti cola sulle guance. Seducenti e dolci, vellutati, vermigli petali fragranti bagnano le tue lacrime di vaniglia: Oud Satin Mood di Maison Francis Kurkdjian è una piacevolissima ferita che entra così, sotto pelle.
Una rosa di sopraffina e mistica luccicanza si erge dapprima maneggiabile e nuda da un’alcova di cuscini serici e, satura di umori, si riversa in spasmodica lussuria nel chiaroscuro lunare. Fatalmente spolverata da una violetta traviata, si accende in un ballo con il Diavolo, un oud suadente, carezzevole, pericolosamente godurioso, che ha rubato l’anima al baccello di vaniglia. Un’orgia di sublime e pura eleganza, a cui la rosa di Kurkdjian soggiace senza batter ciglio perdendo, ad ogni movenza, un petalo fino a… morirne.

Palloncino Viola
I mostri e i killer lo sanno: niente di meglio che qualche sostanza “strana” per ridurre arrendevoli anche le vittime più ostinate. Dunque, non scoppiate il palloncino viola: dentro s’è condensato il respiro di Mancera con il suo Hindu Kush. Vi sembra forse di vedere elefantini dalle multiple proboscidi? O un lupo mannaro che danza al pallido plenilunio con una bambola di pezza senza un braccio? Siete nei guai. La cannabis speziata e fumosa già vi attraversa di sbieco la mente.
Sulla cima d’un fungo purpureo vi ritrovate a fumare foglie di patchouli, fredde come ghiaccio, roventi come ambra. Scarafaggi indaco percorrono su e giù un giardino di baccelli di vaniglia e formiche pesanti più di rinoceronti si rotolano nel muschio bianco. Un pasto… nudo di emozioni destabilizzanti e intense, follia pura e assassina.

… e un palloncino per Pennywise
Lo sentite l’odore del circo? Dai, allungate il collo. Qui sotto, siiii! Non abbiate paura! Oh, pardon, scusate un po’ l’odore duro di plastica bruciata, dite? Oh, ma che buffi, siete! Forse è tutta questa acqua che scende a scrosci su quelle testoline… Avvicinatele! Che dite? Caramello? Siiiii! Ci siamo! Avvicinatevi ancora un po’… È il profumo un po’ dolciastro di melone candito… Burroso, caldo… Che cosa nascondo dietro la schiena? Una pistola? Ma è un giocattolo… Polvere da sparo finta che cade sul vostro naso.
La luce s’affievolisce, quaggiù! Sporgetevi ancora un po’… Siiii! È orrido, l’antro, ma morbido ed elusivo il profumo. C’è… Non c’è… Sgomma, smamma, colpisce, rimbalza! Fantomatico… Fantomattico, Fantasmagorico, Fanto-matto, Naso-Fanto… Il palloncino per Pennywise è Fantomas di Nasomatto!
Ne volete ancora di palloncini? Ne ho molti qui sotto! Trilioni di trilioni, per ogni gusto e occasione!
Afferrateli… AF F E R R A T E L I!
Oltre la barriera del giorno, gli spaventi ad Halloween traboccano dai canali di scolo della razionalità. Annaspa, respira, osa, annusa… È la notte teneprofumosa, per te.
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