Con il naso negli abissi. Un viaggio olfattivo a bordo del Nautilus (1a parte)
“Il 1866 fu contrassegnato da un evento strano, un fenomeno insperato e inspiegabile che nessuno sicuramente ha scordato. Per non parlare delle voci che allarmavano gli abitanti delle città costiere e tenevano desti gli animi in quelle dell’interno; i più impressionati furono i marinai. Mercanti, armatori, comandanti di piroscafi e navi da carico europei e americani, ufficiali delle marine da guerra d’ogni nazione e, dopo di essi, i governi di entrambi i continenti si preoccuparono del caso vivamente. Da qualche tempo infatti varie navi s’erano imbattute in mare in una ‘cosa enorme’, un oggetto lungo, affusolato, a volte fosforescente, molto più grosso e celere d’una balena.“

Questo è l’incipit di un classico della letteratura mondiale: Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne. Tra i capolavori più noti del celebre scrittore, il romanzo narra le mirabolanti avventure del Nautilus, il fantasmagorico sottomarino di Capitano Nemo. Le ventimila leghe del titolo fanno riferimento al tragitto compiuto dall’avveniristico sommergibile durante la permanenza a bordo dei protagonisti e corrispondono a 80.000 km. Oltre al capitano, i personaggi principali sono Pierre Arronax, “professor aggiunto del Museo di Storia naturale di Parigi”, il suo domestico Conseil e il “re dei fiocinieri” Ned Land.
Scritto in un’epoca in cui la distesa d’acque della Terra non era nota con esattezza (siamo nel 1870), il racconto di Verne, amante della scienza, trasuda una edotta curiosità circa le forme e il funzionamento dei mari e dei macchinari utilizzati per solcarli. Il viaggio acquatico prende così le mosse dall’Oceano Pacifico e arriva alle coste norvegesi mostrando ad ogni episodio una erudita ricerca, precorrendo mirabilmente i futuri sviluppi tecnologici. A ciò si aggiunge nello stile del romanziere il gusto per gli aspetti più spettacolari del regno subacqueo e un’infinita ammirazione per tutte le forme di vita che lo animano.
“- Voi amate il mare, capitano.
– Oh sì, l’amo! Il mare è tutto! […] È un deserto immenso in cui l’uomo mai è solo perché, accanto, tutto un mondo brulica. Il mare è veicolo d’una vita prodigiosa: è amore e moto, è, come un vostro poeta ha detto, l’infinito vivente. E infatti, professore, la natura vi si manifesta nei suoi tre regni, minerale, vegetale, animale.”
Il “sentire” empatico con le acque di Verne si rivela più che mai moderno e veicola quello che oggi verrebbe definito un messaggio “eco-friendly”. L’8 giugno è ormai stato eletto Giornata Mondiale degli Oceani, a testimonianza di quanto sia divenuta attenta l’opinione pubblica alla salute dell’ecosistema marino.
Ma non solo: anche il settore della cosmesi è sempre più solerte nel promuovere iniziative volte a tutelare i mari da fenomeni quali l’inquinamento e i mutamenti climatici; dall’utilizzo di packaging ecosostenibili sino a scelte aziendali che garantiscano il minor impatto ambientale possibile, i brand che si impegnano a proteggere il patrimonio idrico non si contano più. Dal canto suo, la profumeria ha dimostrato nell’ultimo quinquennio un interesse crescente verso il genere che per antonomasia celebra il polmone acquatico: la famiglia dei Marini, con la sua iridescente onda di sfaccettature.
L’ostico gruppo olfattivo è emerso a cavallo degli Anni Novanta con fragranze iconiche quali Rem di Reminiscence e Acqua di Giò di Giorgio Armani; la prima molecola usata per convogliare l’idea di salmastro (il prodotto nato in casa Pzifer, il Calone) ha di fatto disvelato una sterminata gamma espressiva.

Prendendo in prestito le parole di Nemo, la descrizione olfattiva dei mari vanta ora la possibilità di trarre ispirazione da note minerali, vegetali e animali, perché l’infinito mondo degli abissi e ciò che lo circonda è un vero prisma di vita: flutti, fiori, rocce, pianticelle, conchiglie, pesci, mammiferi… A un compositore di fragranze si presenta un cangiante acquario di suggestioni ed è quindi normale che sempre più autori si destreggino con alghe & co.
Di recente, il genere ha subito un rollio imponente grazie al vento propulsivo di Megamare, opera di Orto Parisi che con il suo approccio vertiginosamente realistico al mondo sommerso si è eretta a nuovo punto di partenza e faro guida. L’apporto dei chimici e la scoperta di numerose molecole di sintesi mimetiche dei fondali hanno incrementato le sperimentazioni: lasciandosi trasportare dal duplice blu oltremarino dell’acqua e del cielo, i marchi ci regalano fragranze mutevoli, a tratti calme e languide, oppure irate, furiose e sconvolte dalla tempesta.
Dunque, se non avete la fortuna di vivere su di un’isola e la vacanza è solo una remota possibilità, non serve altro che salire a bordo di un immaginario Nautilus e navigare sotto la guida del vostro Nemo…ops, Naso preferito alla scoperta di qualche distillato di oceano. Perché basta una fragranza per immergerci in ventimila leghe di incredibili avventure liquide.

Il Nautilus, interpretato da Filippo Sorcinelli: Unda Maris 8
“… un mondo a sé, estraneo alla Terra come i pianeti che accompagnano il nostro globo attorno al sole.”
Unda Maris 8 è una fragranza lenta e oscillante, mobilis in mobile, un ordigno subacqueo di stazza poderosa, ma silente, che si propaga nel canale uditivo del naso con lo stesso battere d’un tamburo suonato sulla costa. Nero più della pece; sicuro e rodato come il Nautilus, a bordo del quale “l’uomo non ha nulla da temere”, lo scafo di Filippo Sorcinelli sparisce nella densa nota salmastra contornandosi di utensili aromatici, ormeggi iodati e inaspettati scali incensati ai bordi di scialuppe fiorite.
Calando la vela maestra rispetto all’envol deciso, Unda Maris 8 lascia che sia il mirto a reggere il timone dell’eterogenea ciurma; ampliato nel suo deciso connotato selvatico da una pennellata di eucalipto, il simbolo sardo declina l’afflato balsamico in base al paesaggio incontrato nella sua navigazione. Eccolo quindi acuto laddove circumnaviga un appuntito scoglio di noce moscata, indulgente invece sull’isolotto di gelsomini e gerani…
La rotta è ben delineata, ma non priva di imprevisti: insospettabili morbidezze vanigliate si propagano all’orizzonte salendo fumose dallo spettro d’acqua. Da oggetto temibile, l’opus di Filippo Sorcinelli muta in organismo pelagico, proseguendo il suo itinerario nel fondale sabbioso di muschi, legni e benzoino. Un passaggio obbligato per chiunque voglia sperimentare le prime marezzate olfattive nell’altra parte del cielo.
Una piccola curiosità: l’Unda Maris 8 è un registro d’organo cosiddetto “oscillante” dotato di un caratteristico vibrato che lo rende simile all’oscillare del mare. Chi lo sa… Forse il registro preferito dell’organo in dotazione al Nautilus che Nemo ama suonare in solitudine.

Capitano Nemo, secondo Antonio Gardoni (Bogue): Douleur!2
“Era l’essere più sorprendente che avessi mai incontrato. I suoi occhi, un pó distanziati, potevano abbracciare tutt’intero un quarto d’orizzonte. (…) E in che modo guardava! (…) Come frugava nell’animo! Come trapassava le masse liquide, per noi opache, e come sapeva leggere negli abissi marini!”
Il mistero che aleggia attorno a Nemo – nomen omen – non viene chiarito nel romanzo. Verne volutamente glissa sulla storia personale del burbero capitano, e non ci svela i motivi del suo autoisolamento dall’umanità.
L’uomo, che pare venuto dal nulla, disprezza la terra ferma e si è perciò creato un universo a misura della sua cupa imbarcazione; un mondo tutto per sé dove inabissare il grande dolore che traspare dal suo personaggio lungo la narrazione. Questo retaggio di sofferenza trova bilanciamento nelle oceaniche meraviglie, nelle distese ondose in cui trascorre la sua esistenza e da cui Nemo pare trarre l’unico sollievo per l’animo ferito.
Ricordandolo anche per fisionomica e per modalità di approcciarsi alla “terra ferma” della profumeria, Antonio Gardoni di Bogue possiede nel suo carnet una fragranza in sintonia con il tormentato condottiero: Douleur!2.
Uscito nel 2020, l’ozonico-metallico del compositore bresciano eviscera il tema marino attraverso una giustapposizione di note saline, canforate e animaliche. Pindarico esperimento di materie prime stridenti e disparate – menta, cetriolo, canfora, ostriche, zibetto – il liquido così ottenuto raggiunge le vette di un’originalità più unica che rara nel panorama olfattivo mondiale.
Gardoni riesce nello spericolato tentativo di tradurre l’umami dell’ostrica: la texture metallica della conchiglia incontra la salina carnosità del mollusco in un ardito collage di resine, zibetto e rosa. La nuance canforata funge da cima mantenendo la struttura avvitata fra il fresco, l’acquatico e il morbido. Sconvolgente e magnetica come Nemo, Douleur!2 ti rende prigioniero con una performance degna di interi mesi in mare: una lama affilata, un’indole letale ma accattivante, da cui desideri essere reso prigioniero e trasportato sotto la superficie della normalità.

Pierre Aronnax, interpretato da Roja Parfums: Oceania
Insegnante al Museo di Storia Naturale a Parigi, il professore e medico quarantenne Pierre Aronnax in Ventimila leghe sotto i mari funge da narratore; è un uomo intelligente, colto e curioso; dotato di una mente aperta e libera, è l’unico a godersi la permanenza a bordo del Nautilus in nome dello studio scientifico.
La sua indole tollerante e mite lo induce a provare una grande fascinazione per Nemo, di cui Pierre ammira la cultura e la sterminata collezione di tesori marini: nelle sale del sommergibile infatti si nascondono teche ricolme di perle, coralli, conchiglie e zoofiti. Grazie alla sua erudizione in campi quali la zoologia marina, la mineralogia e la botanica è a Pierre che dobbiamo le minuziose descrizioni oceanografiche del romanzo.
Nella voce narrante di Aronnax si mescolano scienza e passione per gli oggetti studiati; parimenti, nel profilo olfattivo del Pacifico che ci consegna l’inglese Roja Parfums con il suo cristallino Oceania, tecnica e vagheggio si armonizzano.
Con l’opera di Roja Dove esploriamo quei profumi che non annoverano fra le note quelle specifiche del genere, ma che riescono grazie al sapiente connubio di agrumi, fiori e legni a tradurre la sensazione acquatica, in questo caso anche ozonica. Oceania è fragranza che ingloba flutti e brezze, assolate coste e tremuli miraggi dell’orizzonte convogliando la verve ludica e vacanziera del regno acqueo oltre che quella naturalistica.
Partendo spumeggiante, il limpido jus si tuffa subito nell’agrodolce di un succoso cocktail di lime e bergamotto; lo sorseggiamo a prua di uno yacht, mentre il vento ci accarezza con gli effluvi aromatici della flora sparsa sulle calette. Nelle venature fruttate si annidano come fili verdi gli accenti erbacei di rosmarino (Rosa Maris) e timo.
A ispessire il lato pungente-fresco, ma in in un piacevole sciabordio aromatico, è l’apporto della litsea cubeba con il suo cuore citrico e fragrante. Per ammorbidire l’envol frizzante, Roja vira nel biancore di un bouquet in cui il gelsomino drizza la vela maestra su violette e ylang ylang; poi, l’autore prosegue a dritta navigando sul supporto di una chiglia legnosa composita. Un telaio raffinatissimo di cedro, vetiver, galbano e muschi striato d’iris ci sostiene con persistente durata rispetto allo sfumare degli esperidi in testa.
Un profumo che scivola leggero sullo specchio d’acqua, ma deciso, forte e terso, che regala serenità e un pizzico di esotismo: l’illusione di mete paradisiache a portata di polsi.

Il fiocinere Ned Land, secondo Masque Milano: White Whale
“-A che scopo- rispose il capitano- dar la caccia soltanto per distruggere?(…) Lasciateli dunque in pace, questi sfortunati cetacei.”
L’intrepido e iracondo Ned Land, fiocinere dotato di una vista acutissima e di un temperamento combattivo, scorge al largo dei Sargassi un branco di balene. Il suo istinto di pescatore ribolle e, immediato, corre sottobordo per chiedere a Nemo di poterne attaccare una. Ma il capitano dimostra un animo da ecologista ante litteram e si oppone, definendo le balene “esseri buoni e inoffensivi” e giudicandone l’uccisione “un’azione biasimevole”. Se pensiamo che il libro è del 1870, alla luce delle recenti regolamentazioni circa la caccia alle balene, la riflessione nasce spontanea… Forse servirebbero più Nemo anche ora per difendere questi monumenti viventi del globo terra-acqueo.
Nel suo piccolo, la profumeria dedica un piccolo ma prezioso omaggio ai celebri e mansueti cetacei e lo fa attraverso la mano delicata di Christian Alori. Per Masque Milano il compositore newyorkese compie un miracolo di cesellatura di uno degli ingredienti naturali più preziosi al mondo e per l’appunto provenienti proprio dalle balene: l’ambra grigia. Nota regale per quanto riguarda l’intera produzione di fragranze, l’ambra grigia (e suoi succedanei chimici) è pressoché imprescindibile nei marini propriamente detti.
White Whale è sia versione liquida dell’animale quanto trascrizione letteraria di racconti e miti sulla leggendaria Balena Bianca; muovendo dall’ambra grigia, Alori stacca ampie pinnate espressive, allargando la gittata delle sfumature su un inedito sfiato d’olibano rarefatto e salato.
La pacata, mastodontica stazza del cetaceo viene tratteggiata senza attingere a una tavolozza di colori, bensì nell’essenziale del grigio polvere, del perlato e infine nell’indaco.
Ecco dunque che il rizoma d’iris italiano e la violetta seguono le movenze della simpatica creatura, che in acqua non è affatto impacciata, ma anzi, smilza ed efficiente. Sembra di vederla: il lattiginoso dorso cosparso di macchie d’alghe e plancton increspa la superficie regalando flutti di pura emozione. Talcando e polverizzandosi nel medio drydown, White Whale si sviluppa nel silenzio ambrato di un manto cobalto infinito, rotto ogni tanto dai fischi in ultrasuono del patchouli e del pregiato vetiver di Haiti.
Minimalista ma sorretto da genuino coinvolgimento “emotivo”, il jus di Masque Milano suggella in gocce le lacrime suscitate dalla visione di una maestà del mare.

Le foreste di Crespo, viste con il naso di Andy Tauer: Phtaloblue
“Eravamo giunti finalmente alle soglie della foresta, certo una delle più belle dell’immensa proprietà del capitano Nemo. […] La foresta si componeva di grandi boschi pietrificati e lunghe campate d’una architettura fantastica. […] Se però la mano s’accostava ai fiori viventi, alle sensitive animate, tutta la colonia si allarmava. Le candide corolle rientravano negli astucci scarlatti.”
I tre protagonisti, ormai prigionieri a bordo del Nautilus, sono invitati ad una escursione nelle foreste sottomarine situate attorno all’isola di Crespo, nell’Oceano Pacifico. Indossando speciali scafandri, compiranno una fantastica passeggiata in boschi subacquei, fra pergolati di ogni sorta di alghe, zoofiti e coralli.
La distesa liquida del Pacifico apre il coperchio dei suoi tesori e il racconto di Pierre s’arricchisce di descrizioni dettagliate e pittoresche che coinvolgono il lettore tanto che sembra di toccare l’umido ammasso di cespugli brulicanti di vita. Arborescente e traboccante di vita è anche Phtaloblue, primo salto nell’azzurro dell’indipendente Andy Tauer.
Seminato nel terreno smosso e sospeso di note erbacee e marine, il fiore pelagico di Tauer Perfumes ha l’inconfondibile aroma del finocchio, variegato dai filamenti onduli di agrumi e lavanda. I toni fluorescenti e lisergici dell’envol trascinano con eccitazione i sensi verso un’esplorazione di nuovi accostamenti: il dolce sospiro del fiore d’arancio ben si aggancia al potente anetolo, dando una sferzata corroborante al naso.
Pur tuttavia di creatura vegetale marina si tratta: i contorni floreali si disgregano in retrogusto salato; mano a mano che procediamo nella distesa ondulata, i punti fermi saltano a favore di una composizione che muta forma ad ogni angolatura. Quelli che dallo scafandro della razionalità sembravano petali, ora scivolano attorno a noi nuotando argentei.
Il pungente guizzo citrico della foglia di geranio ci permette di discendere ancora più in profondità, perché ora la rotta di Tauer è chiara: Phtaloblue dischiude le corolle verso l’abisso, non verso il cielo.
Per apprezzare il fiore che esiste nel recondito blu non ci si può affidare alla luce del sole: è la scia ombrosa e opalescente di un firmamento che si muove attorno alla sinuosità della fava tonka che dona un equilibrio più dolciastro alla salinità, in un divertente gioco di mondi opposti. Il fondale ambrato attutisce i nostri passi… E cela imperscrutabili segreti, insabbiandoli.
(continua)
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