I segreti profumati di Mantova
La barca scivola in silenzio, fendendo la coltre verde galleggiante sull’acqua. Solo fermandosi a cogliere un fior di loto, svettante fra le larghe foglie, si avverte il profumo ultraterreno dei suoi petali cerosi, dalle note di anice e paradiso. Tra i fiori appaiono aironi e cigni e alberi, le chiome ricoperte da innumerevoli specie di uccelli, come in un quadro rinascimentale improvvisamente animato, un’allegoria dell’Eden nel cuore della Pianura Padana.
È lo spettacolo della fioritura dei loti che ogni anno, in luglio e agosto, ammanta il Lago Superiore di Mantova, dando al profilo della città contorni di magía. Ai tempi di Isabella d’Este Gonzaga, la fioritura lacustre dei fiori di loto non esisteva ancora, ma viene da pensare che lo spirito della Marchesa di Mantova abbia ispirato l’involontaria artefice della verde invasione fragrante: tale Anna Maria Pellegreffi, che nel 1921 introdusse a fini alimentari la pianta nelle acque dei laghi alimentati dal Mincio.

Isabella, colta mecenate e appassionata di arti, ma anche esperta di moda e profumiera di riconosciuto talento, avrebbe certamente amato il delicato sentore della Nelumbium nucifera.
Alla “prima perfumera del mondo” scrivevano regine e principesse per avere le sue ambite creazioni, ch’ella spediva contenute in “bussoletti”, piccole sfere d’oro colme di paste profumate, da agganciare alla cintura. Dalla sua corrispondenza con le Corti dell’epoca, emerge una fitta rete di contatti, una ragnatela dai fili intessuti di profumo: eterei messaggi, che cementavano amicizie regali meglio di ogni artificio diplomatico.
Ambra grigia (all’epoca si chiamava “ambracane“) e muschio erano le essenze predilette da Isabella, ma anche benzoino e incenso, procurati da fornitori di fiducia insieme ad acque odorose come la damaschina, a base di rosa damascena, o la nanfa, a base di fiore d’arancio. Si dilettava nell’arte profumiera, la Marchesa, nel suo noto laboratorio, dove alle essenze esotiche aggiungeva erbe e fiori del suo Giardino Segreto e del Giardino dei Semplici di Palazzo Ducale: rose, maggiorana e menta, fra tante.
Per non dipendere totalmente dai mercanti, Isabella faceva da sè: allevava rari “gatti zibetti”, che fornivano di prima mano il prezioso muschio. Così scriveva ad Alfonso D’Este: “Li due zibette che Vostra Excellentia mi ha mandate sono giunte salve et perché adesso non è il tempo, per la mia experientia che in ho fatto in li miei, che li maschii vaddino in amore, ma nel mese di marzo, et al augusto solito o far figlioli, faròli custodire cum li mei fino a quel tempo…“.

A Corte, tutto emanava aromi: bruciaprofumi per gli ambienti, bracciali, fazzoletti, ventagli, cinture e bottoni profumati ma, soprattutto, guanti. Isabella voleva i più pregiati, quelli spagnoli provenienti da Orcana e conciati con le più rare essenze. Lei stessa ne faceva preparare, trattati con una speciale concia grassa dal profumo soavissimo, che rendeva bianche e morbide le mani. Ne mandò due paia in dono alla regina di Francia che, per non restarne sprovvista, ne chiese un’altra dozzina, che fossero come quelli già ricevuti: odorosi di olio di cedro.
Oggi, negli appartamenti vedovili della Signora di Mantova, spogliati di arredi e suppellettili, restano ancora i soffitti sontuosi, gli affreschi e i fregi dorati con la firma della Marchesa, insieme alla copia del suo ritratto più famoso. Pare invece non esservi più traccia del suo raffinato universo olfattivo, dei mille oggetti che impregnavano le stanze di suggestioni odorose: ma non è così.
Dietro una grata, il piccolo Giardino Segreto di Isabella ancora palpita, spandendo le note balsamiche da lei tanto amate. Come un cuore fragrante che non ha mai smesso di battere.
Bibliografia:
Giancarlo Malacarne, “Fruscianti vestimenti e scintillanti gioie. La moda a corte nell’età gonzaghesca“.
Clifford M. Brown, “Isabella D’Este and Lorenzo Da Pavia: Documents for the History of Art and Culture in Renaissance Mantua“.
Per escursioni nella Riserva Naturale delle Valli del Mincio:
Associazione Barcaioli del Mincio
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