Fragranze molecolari: i loro segreti, il loro fascino
Di ultima generazione, sono realizzate in laboratorio e ricostruiscono odori che non esistono in natura. Per un risultato unico e irripetibile.
Sono anticonformiste, anche se in realtà si rivelano molto versatili e indicati per mille combinazioni. Sul mercato ormai da più di dieci anni, le fragranze molecolari sono definite tali perché si avvalgono esclusivamente di materie sintetiche per creare odori indefiniti e non presenti in natura. Affascinanti perché sfuggenti a qualsiasi tipo di classificazione olfattiva, queste fragranze trovano la loro massima espressione nelle collezioni di Escentric Molecules, Æther, Zarkoperfume, BSX, Nomenclature.

«Il primo a crearli è stato il naso tedesco Geza Schoen nel 2006 che è ricorso a tre molecole per creare la prima linea di fragranze molecolari: ambroxan, ambrata con un risvolto cipriato e anche un po’ marino; iso E Super, più fiorito e fruttato; hedione, che si è diffuso negli anni, è particolarmente apprezzato dal pubblico femminile e ha un sentore che è un mix di gelsomino e magnolia», spiega Paolo Roselli, fondatore di Paul Roses Distribution.
Il successo di questi bouquet è principalmente dovuto al fatto che sono molto adattabili. «Possono essere combinati in modo infinito e durano a lungo», continua l’esperto. «Non solo, agiscono diversamente sulla pelle di ciascuno perché si mescolano con il ph cutaneo».

Questi ingredienti oggi sono diffusi in profumeria e vengono utilizzati in ogni ambito del mondo olfattivo, anche insieme agli accordi naturali. Nelle classiche piramidi di solito sono adoperati nel fondo, proprio per la loro azione “fissante” e duratura, e hanno un odore piuttosto neutro, mentre da soli si distinguono per un sentore persistente, quasi animalesco.
«Non si riesce tanto a dare una definizione di questi jus», aggiunge Roselli, distributore di Zarkoperfume. «Spaziano nelle famiglie olfattive più diverse, quasi sempre sono formulati con una molecola chimica preminente, accompagnata da leggere note olfattive di contorno e sempre realizzate in laboratorio. Superano la classica divisione testa/cuore/fondo e possono piacere, proprio per le loro reazioni così sfaccettate, ai consumatori più diversi, sia per età, sia per gusti». Anche se si può dire che gli appassionati sono più che altro le popolazioni nordiche, il Nord America e il Giappone.
«È un settore in grande espansione, che sta prendendo quote di mercato sempre più ampie», spiega ancora l’esperto. «Del resto è in linea con l’evoluzione della tecnologia, della ricerca e delle tendenze che si indirizzano verso un filone di minimalismo e di essenzialità». Come dicono gli anglosassoni, “less is more”. Un concetto non molto lontano e diverso dalla clean beauty, dalle esigenze genderless e dalla sessualità fluida ed inclusiva, tutte tematiche oggi molto sentite.

«Anche la ricerca della personalizzazione è al centro della fortuna dei profumi molecolari», precisa Roselli. «Ma è un fatto recente perché anni fa parlare di queste formule era come camminare su un campo minato: solo alla parola “molecolare” il pubblico rabbrividiva al pensiero della bassa qualità di queste fragranze e ai possibili danni che un profumo totalmente chimico avrebbe avuto sulla loro pelle».
Oggi questo mito negativo è stato sfatato e, anzi, i profumi molecolari sono rivolti a una clientela ricercata ed esclusiva. Anche se in realtà possono piacere a tutti, persino ai meno esperti, perché sono originali e unici e su ognuno reagiscono in modo diverso. Senza rischio di omologazione.
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