Trame di Profumo, Tessuto di Note Giveaway. Partecipa e Scopri le fragranze ambiente Claude V

Mancano poche settimane al giorno più bello dell’anno, quello dello “stacco tutto e vado in vacanza“. Anche Extrait tra poco si prenderà un pausa di riposo per ritornare online con le news di Pitti Fragranze 2015. Ma prima di pensare a spiagge, sole e mare vogliamo regalarvi un nuovo splendido giveaway “Trame di Profumo, Tessuto di Note”, l’ultimo della stagione ma non l’ultimo del 2015!

giveaway profumi claude v

Questa volta i premi in palio sono i Profumi Spray Ambiente e Tessuti della collezione Claude V dal doppio uso: possono essere nebulizzati nell’aria per profumare l’ambiente oppure vaporizzati sui tessuti per rinfrescare la biancheria più delicata con un soave sentore di natura. Fragranze ambiente realizzate con materie prime di alta qualità e dedicate agli scenari più suggestivi della Toscana, ideali per eliminare i cattivi odori da armadi, tende, divani e anche abiti con una profumazione delicata ma persistente. Da portare anche in viaggio o in vacanza per avere sempre sotto il naso il profumo di casa.

Aggiudicarsi i Profumi Spray Ambiente e Tessuti Claude V è semplice. Postate nel box dei commenti un breve racconto ispirandovi a una delle cinque profumazioni selezionate da Claude V per “Trame di Profumo, Tessuto di Note”. Nel testo dovranno comparire il nome della fragranza scelta e la nota olfattiva che la connota:

  1. Lago Incantato (vetiver)
  2. Bacio di Venere (pera)
  3. Il Roseto (rosa selvatica)
  4. Fiori d’Arancio (fiori d’arancio)
  5. Bosco di Ciliegi (legni, spezie e fiori)

Una volta pubblicato il testo inviate un’email a info@extrait.it con oggetto “Giveaway: Trame di Profumo, Tessuto di Note” per confermare la vostra partecipazione. Nell’email indicate anche il vostro nome/cognome/indirizzo completo di CAP, il nickname con il quale avete pubblicato il testo e la profumazione che vi piacerebbe ricevere.

I cinque testi più emozionanti saranno scelti e premiati da Claudia Vangelisti con un Profumo Spray Ambiente e Tessuti (flacone spray in vetro nel formato 100ml). Il giveaway “Trame di Profumo, Tessuto di Note” inizia adesso e termina Martedì 7 Luglio alle ore 24.00.

I nomi dei cinque vincitori saranno pubblicati Venerdì 10 Luglio.

Buon profumo e buona fortuna a tutti!

Simona Savelli, lunedì 29 giugno 2015

Partecipa alla discussione

Sonia T. ha detto:
lunedì 29 giugno 2015

Alle 17.30 in punto Sara giunse al centro residenziale “La Quiete”, nome pacato e rassicurante per indicare quella che in realtà era una casa di cura per degenti anziani con problemi mentali.
Al suo ingresso, un’infermiera l’accolse riferendole che la signora Mariella, quella mattina, aveva avuto una crisi più forte delle altre volte e avevano dovuto sedarla.
Sara era molto stanca e tale notizia di certo non le aveva messo il buon umore, ma volle ugualmente andare a trovare l’anziana signora. Ormai ci andava tutti i giorni, da circa dieci anni, ed era diventato quasi un dovere quotidiano a cui non poteva e non voleva rinunciare.
Arrivò davanti alla camera 43 ed entrò senza bussare. Mariella stava ancora riposando e Sara si sedette sul letto accanto a lei, in attesa che si svegliasse.
La stanza asettica era stata resa più calda e personale da svariati ninnoli che la donna possedeva e che si era portata appresso: una boccetta di profumo sul comodino, vecchi libri che contenevano fiori secchi schiacciati tra le pagine, dei fazzolettini di cotone con le sue iniziali ricamate in rosa, qualche foto sbiadita di lei da ragazza e del marito ormai deceduto e piccoli soprammobili sparpagliati qua e là.
In pratica tutta la sua vita era condensata in quei pochi metri quadrati, ma Mariella non aveva bisogno di nient’altro.
L’anziana signora dopo l’ingresso di Sara si svegliò, cominciò a sgranare gli occhi ma faticò un po’ a tenerli aperti per via del pallido sole che filtrava dalla finestra battendole sul viso, allora la ragazza tirò leggermente le tende di lino giallo e si rimise seduta sul letto accanto a lei.
“Come va oggi? Ti senti un po’ meglio?” Chiese Sara scostandole un poco le lenzuola dal viso.
“Ciao cara…” rispose la donna alzandosi leggermente per guardarla meglio “sto bene, sei tanto gentile a occuparti di me e a venirmi a trovare ogni settimana. Oggi è sabato vero? Tu vieni sempre il sabato…”
“No Mariella, oggi è venerdì e domani sarà sabato, ma verrò anche domani, non preoccuparti. Che ne dici se approfittiamo degli ultimi raggi di sole e usciamo a prendere una boccata d’aria?”
“Ma certo tesoro, mi sembra un’ottima idea!” Così dicendo, la donna si alzò dal letto, si sistemò al meglio rinfrescando gli abiti con una spruzzata di “Il Roseto”, essenza alla rosa selvatica da sempre sua compagna di vita, e portò con sé il suo libro preferito.
Sara la prese a braccetto per sostenerla e insieme uscirono per godersi ancora un po’ di tepore primaverile nel grande parco antistante l’edificio.
La casa di cura era una delle più conosciute della città, era pulita e spaziosa, forniva svariate attività ricreative per i degenti e, di conseguenza, la retta era decisamente elevata, ma Mariella se la poteva permettere.
“Ti va se ci sediamo laggiù?” Chiese Sara indicando una panchina bianca alle base di un grosso salice.
“Ma certo, così se vuoi potrai cominciare a leggermi un pezzo di Via col Vento.” Abbozzò speranzosa la donna allungandole il libro.
Una volte sedute, Sara aprì il volume e cominciò a leggerlo a voce alta. Tutti i giorni, da dieci anni, cominciava sempre dalla prima pagina, perché Mariella non ricordava di averlo già iniziato, e arrivava alla fine del secondo capitolo, prima che l’anziana signora si stancasse di ascoltarlo.
Durante la lettura, di tanto in tanto, guardava la donna per verificare che non si stesse distraendo troppo, mentre quest’ultima per qualche attimo sembrava rapita dall’ascolto, ma subito dopo era capace di mettersi a scacciare dei moscerini microscopici o fissare improbabili animaletti nascosti tra i fili d’erba.
Un debole vento si insinuava tra i lunghi capelli grigi di Mariella e lei con modi ancora eleganti si prendeva le ciocche fermandole con un elastico dietro la nuca. Quando Sara la osservava non poteva fare a meno di pensare a quell’assurda malattia, che riusciva a trasformare radicalmente la vita di una persona nell’arco di poco tempo, e non si dava pace.
Il morbo di Alzheimer causa la restrizione e la morte delle cellule celebrali ed è un processo irreversibile e progressivo. Il malato attraversa diversi stadi, all’inizio ci possono essere mutamenti nell’aspetto estetico o comportamentali, successivamente si può assistere ad alterazioni delle capacità intellettive e a sbalzi di umore, infine, nello stadio più grave, ci sono problematiche fisiche molto più rilevanti e pesanti deficit nella memoria che portano il paziente a non riconoscere più neanche i propri familiari.
Mariella era ormai allo stadio cronico e pareva come una bella pianta a cui per troppo tempo erano mancati acqua e ossigeno.
Tutti gli incontri si svolgevano sempre nello stesso modo, ma a Sara importava solo essere lì e far sentire la sua presenza a quella malata.
“Sai tesoro…” asserì a un certo punto Mariella “mi ricordi tanto mia figlia. Era dolce come te e molto premurosa, anche se ormai non la vedo più da molti anni. Si chiama… dunque si chiama… a dire il vero mi sfugge il suo nome in questo momento, ma sono certa che quando meno me lo aspetto mi verrà in mente e te lo dirò!”
“Certo Mariella, prima o poi ti verrà in mente e mi racconterai tutto di lei, non preoccuparti.” Affermò la ragazza. “L’importante è che ora tu stia tranquilla sapendo che lei, ovunque sia, ti starà sicuramente pensando e sarà molto desiderosa che tu ti rimetta al più presto per tornare a casa.”
“Sì, anch’io vorrei tornare a casa. Anche se ad essere sincera qui mi trattano bene, il cibo è piacevole e ci sono tante altre persone con cui fare quattro chiacchiere. Poi ho conosciuto te, che sei una ragazza deliziosa e dato che anche tua mamma è ospite della Quiete, quando vieni a trovare lei puoi passare a salutare anche me, mentre se io me ne andassi dubito che verresti fino a casa mia solo per fare compagnia a una povera vecchia.” A Sara diventarono lucidi gli occhi ma cercò di rimanere composta mentre la donna continuava. “A proposito… prima o poi dovresti farmela conoscere tua mamma, scommetto che diventeremmo subito amiche.”
“Sicuro Mariella, te la farò conoscere uno dei prossimi giorni. Penso anch’io che le piaceresti molto.” Chiosò la ragazza per concludere il discorso.
Vedendo che l’anziana si era un po’ affaticata, Sara la prese di nuovo sotto braccio e la ricondusse all’interno della struttura, l’aiutò a sistemarsi sul suo letto e le accese un po’ di tv nel caso avesse voluto seguire la puntata serale della sua telenovela preferita. L’orario di visita era quasi terminato e tra non molto sarebbe stata ora di cena per gli ospiti della residenza protetta.
Sara baciò Mariella sulla fronte, le strinse le mani in segno di affettuoso saluto e la donna accettò felice quei pochi attimi di calore e contatto umano che la giornata le aveva riservato.
“Allora ci vediamo sabato prossimo?” Provò a chiederle speranzosa Mariella.
“Verrò, non temere. A sabato allora.” Rispose Sara, ben sapendo che sarebbe tornata anche il giorno successivo e che la stessa scena si sarebbe nuovamente ripetuta.
Lentamente uscì dalla camera 43 e socchiuse la porta. Un velo sottile di lacrime le bagnò gli occhi e a quel punto non si preoccupò di nasconderlo, perché non c’era nessuno che potesse vederla o a cui dovesse dare spiegazioni.
Una volta arrivata alla macchina parcheggiata nel viale esterno, colorato e pieno di fiori, guardò quegli steli sottili ma robusti e rifletté su quanto essi si contrapponevano alla fragilità e vacuità dei pensieri nelle teste dei malati ricoverati all’interno.
Fece un respiro profondo, mise in moto l’auto e si allontanò, cercando di lasciare il dolore alle spalle. La brezza che entrava dal finestrino aperto le alleggeriva l’animo e un unico pensiero le attraversò la mente in quel momento pensando malinconica a Mariella: “Ti voglio bene mamma e per tutti i giorni che mi resteranno io ti sarò sempre vicina!”

Sonia T. ha detto:
lunedì 29 giugno 2015

La fragranza che mi ha ispirato è IL ROSETO (essenza alla rosa selvatica), infatti l’ho citata nel racconto… perchè spesso le persone si affezionano a un profumo come a un ricordo e sentire un odore familiare ci riporta a casa, anche quando crediamo di averla perduta come nel caso della protagonista della mia storia!

silvy dassogno ha detto:
lunedì 29 giugno 2015

Come fiori sbocciano i pensieri. Cento al giorno…lasciarli fiorire..come i sogni sono tessuti consunti, che si strappano al tatto.

Di anno in anno, di questi tempi di inizio estate, con impazienza e desiderio, come se un attimo straordinario dovesse svelarmi il miracolo della rinascita, resto a lungo coricata all’ombra dei Ciliegi..vedo l’intreccio dei rami e il verde e l’azzurro confondersi sopra di me ed entro come sonnambula, ospite silenziosa, nel giardino radioso della mia infanzia.
Colmi di fiori,i Ciliegi, fragili e spumosi nel loro bianco roseo, risplendono di fogliame lucente…Profumo d’estate, caldo odore di Legno e Resina e sottile afa elettrica nell’aria, vibrante di segreti.

“Gli alberi sono materia impestata di linfa, interperie e sogni” dicono quassù in
collina….I fiori leggeri e dispersi faranno posto a sodi e succulenti frutti..

Intrecci di aria-profumo-vento-movimento a tessere il miracolo della vita.

silvy dassogno ha detto:
lunedì 29 giugno 2015

“BOSCO DI CILIEGI” ( fragranza ispirativa)

vessela grueva ha detto:
lunedì 29 giugno 2015

Io sono bulgara.La patria delle rose,la rosa damascena e la rosa selvatica.Sono cresciuta con questo profumo,odore che si sente nel aria e ogni volta che ritrovo questa fragranza qui in Italia torno a casa. Torno ai miei ricordi,ai miei desideri quando ero ragazza e mi viene anche un po triste.Da piccola ,al mattino presto andavo con mia nonna nei campi,mi stendevo per terra e osservavo il cielo….ma il profumo cera sempre

GABRID 1956 ha detto:
martedì 30 giugno 2015

Bosco di ciliegi
Il sole sorge sulla piccola baia giapponese accarezzando le colline con la sua mano tiepida, addolcisce l’aria fragrante delle note marine che la notte ha disteso con profusione sui rami e sui fiori. Come la rugiada asciuga le sue lacrime sparse nella notte anche Cio –Cio-San si quieta dal sonno irrequieto e dai sogni tempestosi . Corre il pensiero ed il cuore ai dolci momenti trascorsi con il suo amore, ormai lontano, alla pienezza della sua vita accanto all’uomo al quale ha dato un figlio, ai momenti di amore dove ogni cosa era nulla se non la presenza dell’amato. Sulla piccola parete di bambù decorata a foglie ed ombre si staglia il primo raggio di sole, l’odore del legno invade la stanza che si rinfresca aprendo la parete di carta. Le pietre del selciato che portano al cancelletto di legno s’illuminano e riscaldano e tracciano il sentiero verso il bosco di ciliegi. Ed è qui che Cio-Cio-San s’incammina, il cuore in tumulto e gli occhi pieni di malinconia. La fragranza dei fiori sbocciati, il profumo intenso del legno, le resine calde accarezzano i pensieri ed i sensi, il ricordo della pelle ambrata del suo uomo, i riccioli neri appena mossi dalle brezze del vento, gli occhi color della castagna che si scuriscono nell’ombra e s’indorano alla luce del sole. Poi sul mare, lontano come un miraggio, un’ombra, piccola, insperata, inattesa squarcia i dolori della mente e da vita alla nave bianca.

Eliséf ha detto:
martedì 30 giugno 2015

LAGO INCANTATO
Ode ai canti d’aria
Ode alle antiche fronde
Ode alla madre terra
M’incanto, proseguo, inciampo
Dinnanzi
Immobile, intatto e quieto
Attende le Sue stagioni.

thebigdreamer ha detto:
giovedì 2 luglio 2015

Giulia è una ragazza spigliata e così allegra che contagia al solo suo camminare. Mette uno dietro l’altro passi veloci, cammina dritta, guarda bene la sua strada.
Lavora nel reparto della contabilità di una azienda che concia pelli, lì si creano lavori preziosi prodotti da mani sapienti. Il suo lavoro riguarda la gestione dei pagamenti e sa bene che anche la sua è un’arte, che lei ama e cura quotidianamente.
Così cura anche le sue mani, la sua pelle, i suoi vestiti.
Tacchi, tailleur, capelli tutto sempre in ordine.
Quando passa, quelli che lavorano nel laboratorio della sua azienda si fermano a guardarla passare, insieme alle sue colleghe: “le signorine della contabilità” dicono passandosi parola.
E’ proprio carina lei, anche se rischia di appassire in una bellezza chiusa sotto vuoto.
Regala sorriso e buon umore a chi si ferma a parlare con lei, pensandola come la donna ideale.
Giulia però è racchiusa nella sua torre, quasi incapace di vedere la donna meravigliosa che è, chiusa nella sua timidezza, nel suo rossore, nel suo abitare un mondo parallelo. Non è un mondo finto, è solo un mondo creato da lei, per lei e nel quale lei decide chi ospitare o autorizzare come cittadino.
Ed è solo nel suo mondo che incontra il suo uomo. E lui, a sua volta, non ha alcuna possibilità di conoscere il mondo reale. Vive nella sola fantasiosa bolla di Giulia, senza contatti con questo nostro mondo, molto più materico e materiale.
Lui non sa che sapore hanno le cose, perché non può toccarle e per questo non conosce la consistenza granulosa di una pera e la dolcezza delle fragole, non saprà che tagliandosi un dito si farebbe male o che si brucerebbe se gli cadesse olio bollente addosso.
Non può sentire gli odori e per questo non conosce quello della crostata, del succo del limone, del dopo barba, non sentirà il profumo della biancheria pulita e del legno nelle camere arredate da poco.

Giulia e il suo uomo si incontrano spesso, sotto un albero e parlano.
Anche oggi si sono incontrati sotto il solito albero all’uscita dal suo ufficio, durante la pausa pranzo di Giulia.
Lui parla e sorride. Lui, l’uomo a cui non possiamo dare un nome, conosce profondamente Giulia e conosce il suo mondo, sa quando sta per scoppiare a ridere e perché le piace andare al cinema da sola.
Lei è incantata dall’esplosione della primavera, dai colori e dagli odori dei fiori che sbocciano, dal sapore della frutta e tutto per lei è ricco e pieno.

Mangia una pera lei
“Che odore ha?” … Chiede lui

Lei è smarrita, senza odore che senso ha?
“Se non puoi sapere che a me piace l’odore della pera, quel senso di dolce burroso zucchero, che ti da la precisa idea che ti sta avvolgendo in una forma quasi pastosa che senso ha?
Che senso ha se non sai stare sospeso fra le stagioni, fra inverno ed estate?
Che senso ha se non conosci l’odore del bosco, “del verde”, del legno? “
L’uomo dei sogni e della fantasia in fondo è lunga deludente bolla fantasiosa e Giulia ora lo sa, per incanto lei si gira e c’è Giorgio che addenta una pera, scanzonato! “Ciao Giulia, te ne va una?”

Lorella ha detto:
venerdì 3 luglio 2015

Oggi sono quasi finita addosso alla macchina davanti, ho inchiodato all’ultimo ma proprio all’ultimo, mi sono distratta (non mi succede mai, davvero!). Il fatto è, in un campo di fianco al quale stavo passando con la mia bicicletta (Ester, la mia bicicletta si chiama così e siamo amiche da tantissimo), all’improvviso ho visto un albero di pero, con i frutti maturi, belli maturi, che è tempo, che è stagione, in effetti, è vero, non lo ricordavo.
Allora, dicevo, son rimasta inchiodata dalla meraviglia -e il giallo/rosso delle pere mature, la rotondità, la pienezza e il succo e la polpa e la sinuosità della forma- mi è passata attraverso i capelli, mi ha fatto un po’ di solletico sul collo e poi se n’è scivolata dentro, leggerissima e quasi cremosa attraverso gli occhi, il naso, la bocca e poi l’ho sentita attraversarmi il sangue e andarsene in giro e arrivare alle mani, le mie mani sempre fredde e scaldarle, ma pianissimo, quasi un sussurro di caldo, se capite cosa voglio dire.
Il Bacio di venere maturo delle pere in estate.
Tutto nelle mie vene, come un soffio.
Il giallo/rosso maturo della pera a Luglio, secondo me, è una cosa che l’inverno si è scordato di metter via quando è partito e così è rimasto all’estate anche se non avrebbe dovuto.
E questa è una gran fortuna, sicuro.

Simona ha detto:
domenica 5 luglio 2015

I bambini non vedevano l’ora di attraversare quella porta nascosta dall’edera nel giardino della nonna. Era proprio in fondo, quasi non si vedeva a causa dell’ombra che gli alberi le facevano.
La nonna diceva che dietro quella porta c’era un mondo segreto abitato da creature magiche. Proprio al centro si trovava un lago incantato dove le fate si immergevano facendone increspare leggermente la superficie che nel resto del tempo era sempre levigata e liscia.
I bambini adoravano andare dalla nonna per le vacanze, adoravano mangiare le sue torte, aiutarla a raccogliere i fiori per riempire tutti quei vasi che teneva in ogni stanza.
La casa aveva sempre un buon odore di pulito accompagnato ad un aroma dolce e legnoso. La nonna aveva detto loro che anche se i fiori le piacevano tanto, adorava una strana pianticella che sembra erba ma in realtà e’ una pianta molto profumata le cui radici crescono in profondità nel terreno. Aveva detto loro il nome, altrettanto magico e strano: vetiver.
Dopo i primi giorni, il desiderio di andare oltre quella porta si era fatto sempre più forte, così decisero di armarsi di coraggio e di addentrarsi in quel mondo magico. Bastarono pochi secondi e subito si ritrovarono in un giardino fresco erboso e punteggiato di mille colori, al centro appena nascosto da una leggera nebbiolina ecco il lago incantato. Forse la nonna prendeva qui il suo vetiver.
Si avvicinarono timorosi e fecero appena in tempo a scorgere le fatine che si sollevavano delicate dall’acqua. Anche loro videro i bambini e di fronte a quei musetti con le bocche spalancate dallo stupore non poterono evitare di sorridergli.
Quando gli sguardi si incrociarono l’incanto fu completo. I bimbi divennero piccole farfalle colorate e con un battito d’ali raggiunsero la casa della nonna. Le girarono attorno in un girotondo festoso ma presto capirono che la vecchina era preoccupata. Il tempo era trascorso velocemente da quando si erano avventurati oltre la porta verso il lago incantato e il sole era ormai tramontato.
Tornarono veloci dalle fatine che senza bisogno di spiegazioni interruppero la magia.

Bambini? Sveglia dormiglioni!
Sentirono la Nonna chiamarli dal piano di sotto, aprirono tutti insieme gli occhi e si ritrovarono nei loro lettini … Avete fatto anche voi il mio stesso sogno..?

Simona ha detto:
domenica 5 luglio 2015

Mi ha ispirato la fragranza Lago Incantato.

lucafrank23 ha detto:
lunedì 6 luglio 2015

Caldo, classico, innovativo, morbido, vigoroso: il legno di ciliegio rimane tra i miei materiali preferiti. L’immagine dei ciliegi in fiore ha sempre una connotazione magica, delicata e romantica al tempo stesso. Ricordi della mia vecchia casa in campagna, a momenti di gioia infantile nel gustare quelle perle rosse, succose e sode in un bosco di ciliegi. Rimandi al Giappone e a questi posti lontani ove templi vedono, in religioso silenzio, incondizionati, primavera dopo primavera, il ricambio della vita tra gli effimeri fiori di ciliegio e le generazioni di fedeli pellegrini.
Note di spezie sapientemente miscelate, aromatiche e fragranti rendono il fiore più deciso, sicuro. Da labile acquista resistenza, viene vivificato tra i legni duri.
Rimane un rosa.
Scuro.
Persistente come il passato.

lilamorena ha detto:
martedì 7 luglio 2015

Siedo lì silenziosa accanto a lui, il mio gigante buono, e ti osservo mentre il rosso del vino, che sorseggio, lacera la mia anima. Volano via i primi fiori di ciliegio, i primi ricordi di noi due. Quando le tue grandi mani si immergevano con sapienza nelle botti di vino e le nostre giornate trascorrevano al profumo di mosto e legno.
Avverto un caldo focolare che avvolge la mia anima. Strappata poi a quel fuoco, dal freddo pungente e aromatico delle spezie.
Fuggo e poi ritorno in questi pensieri, avvolta da un freddo lenzuolo di canapa e lino che lascia scivolare le mie lacrime.
E solo li, ritrovo il sollievo della tua assenza, in quel bosco incantato profumato di legni e spezie.
Rimane un’anima succosa, sapientemente miscelata del nostro amore, avvinta da note legnose e rallegrata da spezie e aromi frizzanti.
Resti lì con quelle note di ciliegio maturo, con aromi di agrumi e un pizzico di fiori, e coccolo la mia anima in quel bosco incantato.

polì ha detto:
martedì 7 luglio 2015

Sei lì… Ti guardo aggirarti sulle sponde, alla ricerca di un punto strategico, dove posizionare il tuo cavalletto e cominciare a dipingere.
Sono giorni e giorni che ti osservo… Alto, insofferente a qualsiasi restrizione nell’abbigliamento, un cappellaccio a coprirti parte del viso.
Qui al “Lago Incantato” dicono abitino strane creature, che sono mezze fate e mezze streghe. Vivono tra i rami, nascoste tra i fili d’erba, nelle coppe dei fiori di campo, tra i rovi di un “Roseto” selvatico.
Mi muovo cauta, perchè voglio guardarti ancora un po’… Tuttavia, sotto il mio piede leggero, le erbe calpestate – oh, care e fedeli amiche! – rilasciano un profumo che inebria, dolce e pungente ad un tempo.
No! Non voltarti!, Non è ancora il momento!
Il profumo che si leva dagli steli schiacciati è ipnotico, sempre più forte, finchè tu, quasi narcotizzato, ti volti verso di me e mi guardi fisso.
Mi dispiace, non volevo: mi fissi dritto negli occhi, stupito.
Io chiudo le mie palpebre d’ombra.
Il tuo cavalletto e il tuo cappellaccio rimangono lì, a terra, sulla sponda del “Lago Incantato”, tra i rovi di un “Roseto” selvatico… e tu sarai mio prigioniero per sempre.

polì ha detto:
martedì 7 luglio 2015

Mi hanno ispirato le note di Lago Incantato e Roseto… con un po’ di magia…

tuberose ha detto:
martedì 7 luglio 2015

Quel che so del mare
Vorrei riappropriarmi del silenzio. Scendo al mare. Finora non mi sono mai chiesta perché si dica scendere al mare. Scendere? Non ci sono scalini, non c’è pendenza. Ci sono momenti in cui tutto assume un valore più profondo e ci si pone domande che mai mi hanno sfiorata prima.
L’ho capito la notte scorsa, dopo aver passeggiato nelle vie del rione vecchio. La quiete, l’eco dei passi e della luce dei lampioni non mi ha saziata. A tratti la luna si infilava tra le pareti di pietra delle case stendendo tappeti di luce prima del nostro passaggio. Parlare con te, dopo tante occasioni perse, mi ha aiutata e mi ha dato il senso di come si possa crescere senza fare tutto insieme. Le tue scelte d vita sono ora lontane dalle mie. Eppure sono tornata qui. Non è una fuga, non sto scappando lasciandomi tutto dietro. Non sto scappando da niente. Non sono venuta per un recupero nostalgico. E’ solo finita una fase. La città con tutte le sue offerte, con il suo ritmo da cardiopalma mi ha lusingata e stordita. Ho riflettuto su questa decisione e mi sto preparando. E’ questo il tempo per salpare, andare altrove.
E sono tornata qui. Vorrei riempirmi di sensazioni. Non mi interessa presidiare la storia, portarmi via oggetti dalla casa o passare in rassegna il passato. Al massimo vorrei rievocare le immagini e le emozioni di allora ed intrecciarle con ciò che provo ora. Intrecciarle come quei canestri di salice che poi accolgono le damigiane di vetro tonde e morbide in cui si conserva l’olio o il vino. E’ strano, non so, cioè vorrei svuotare la mente ma allo stesso tempo vorrei riempirla. Sì è così, vorrei fare spazio a sensazioni che potranno accompagnarmi per questa trasferta senza scadenza certa.
Se restassi là, certi squarci e certi colori non voglio perderli; voglio che si depositino nella memoria del tessuto del mio corpo, anzi immagino che mi aiuteranno a sopportare meglio il freddo e le ore di buio.
Dopo averti salutato sono entrata in casa, ma la quiete che spalmava la casa ed il vicinato si imponeva senza tregua. Una quiete satura, come se tra le ombre dei mobili e dietro le persiane si preparasse un agguato. Mi sono distesa sul letto ma non mi sono concessa al sonno. Sono uscita sul terrazzo di dietro che dà sulla collina. Da una casa poco lontana un cane ha preso ad abbaiare. Seduta sullo sdraio mi sono arrotolata una sigaretta e stavo all’ascolto dei suoni della notte. C’è un appezzamento dove hanno piantato degli aranci, e la luna sfiorava questo tappeto verde tremolante, accompagnando la bombatura dei vari alberi, come se avessero steso un panno di velluto verde trapuntato. Mi arrivava l’odore delle scorze di cocomero date in pasto a qualche maiale, troppo sazio per spazzolarsele senza lasciare traccia. A tratti quando cambiava la direzione del venticello, mi riempivo il naso del sapore aspro e sottile dei fiori degli aranci. Mi inebriava e mi avvolgeva come un raso fresco e profumato adagiandosi sul corpo disteso sulla sdraio. La notte, il cielo, la terra erano gravidi di tempo. Piano piano, sono andata in cucina, ho preparato una borraccia con acqua ed orzata, mi sono presa una sciarpa e mi sono incamminata verso il mare.
A quell’ora, quando il sole sta per prendersi lo spazio del cielo, ci sono poche persone in giro e quelle poche sanno prendersi il ritmo sano dell’uomo per consegnare il pane, le mozzarelle, i giornali. Ho deviato lasciandomi alle spalle il porticciolo dove, ancora lontane, si stavano avvicinando le barche che avevano pescato.
Ho attraversato la pineta e l’odore della resina mi ha sferzata più della brezza che saliva superando le piccole dune. C’erano fruscii che arrivavano dalle siepi e un borbottio sommesso. Non so se fossero persone o fantasie di resti di passioni tra gli arbusti che si alternano ai pini, ma ho avuto la sensazione che qualcuno si fosse appartato nella pineta.

Tuberose ha detto:
giovedì 9 luglio 2015

Sono stata ispirata dalla fragranza dei fiori d’arancio

lilamorena ha detto:
venerdì 10 luglio 2015

BOSCO DI CILIEGI” ( fragranza ispirativa)

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *