Sancti (Liquides Imaginaires) profuma il mito di Giovanna la Papessa (Donna Woolfolk Cross)

“La fede è un intreccio di luce e di tenebra: possiede abbastanza splendore per ammettere, abbastanza oscurità per rifiutare, abbastanza ragioni per obiettare, abbastanza luce per sopportare il buio che c’è in essa, abbastanza speranza per contrastare la disperazione, abbastanza amore per tollerare la sua solitudine e le sue mortificazioni.” – Louis Evely

Il IX secolo si ricorda nella storia come uno dei periodi più bui e violenti del Medioevo, un secolo dominato dall’ignoranza e della superstizione, dove nascere era già una sfida tra la vita e la morte e nascere donna veniva considerato spesso un segno di malasorte. Le donne erano considerate esseri inferiori, incapaci di pensiero logico o di apprendimento, poco più che animali da lavoro, la cui presenza era un veleno che istigava l’uomo alla concupiscenza e al peccato.

Era il ventottesimo giorno di Wintarmanoth nell’anno di Nostro Signore 814, l’inverno più rigido a memoria d’uomo, quando nacque Giovanna, figlia invisa del Canonico di Ingelheim e della moglie sassone Gudrun.
Tutto questo per niente!”, così il padre violento e ottuso saluta la nascita della piccola, ma Giovanna cresce mostrando un desiderio e una capacità di apprendere che, prima, viene nutrito di nascosto dai racconti pagani della madre e dal fratello maggiore Matteo che, sfidando il rischio delle punizioni paterne, le insegnerà a leggere e a scrivere; poi dal precettore greco Esculapio che le svelerà le meraviglie del pensiero e dell’istruzione.

Fai pure, sbarra la tua biblioteca”, aveva pensato sprezzante. “Non puoi mettere le sbarre alla mia mente”. Un destino segnato e una volontà ferrea unita alla fede, non tanto in Dio, quanto nelle capacità dell’intelletto, condurranno la vita di Giovanna verso la scelta estrema di rinunciare alla sua natura femminea per indossare le vesti di Giovanni e vivere libera la sua vocazione alla conoscenza.

Da questa scelta deriverà che Donna Woolfolk Cross porterà alla luce dopo sette anni di ricerche grazie al suo libro La Papessa del 1996 e che poi diverrà l’omonimo film di Sonke Wortmann del 2009. Se Giovanni Anglicus, papessa di Roma dall’853 all’855, sia esistita o meno è dibattito che dura ormai da secoli. Resta però il segno, nella leggenda o nella storia, del suo spirito innovatore, un esempio di luce nell’oscurità della storia.

Lo spirito si dilatò dentro di lei, colmando il vuoto; una luce forte e luminosa la sommerse. Fede e dubbio, volontà e desiderio, mente e cuore… finalmente vide e comprese che tutto era uno, e che quell’Uno era Dio. La luce aumentò.

Che odore ha una fede così limpida da rischiarare lo spirito anche nell’oscurità? A questa domanda sembra rispondere Sancti, eau de parfum della collezione Eau Delà chez Liquides Imaginaires.

Uscito nel 2011, Sancti, a firma del Naso Sonia Constant, è la rappresentazione di tutto quanto si possa immaginare di celestiale e puro, un essere super umano che si eleva soave nelle volte celesti e scende in terra per donare protezione e pace. Siamo però lontani da concetti ecclesiastici. Sancti racchiude le luci e le ombre della fede e si presenta nella completezza, abbandonando le navate delle cattedrali, per addentrarsi nelle sue radici pagane.

L’apertura è costellata di tocchi agrumati e aromatici che si alternano in un avvio vivace ed energico con bergamotto e pompelmo in grande evidenza, appena smussati dalla rotondità giocosa del mandarino, mentre note balsamiche di cipresso vengono esaltate da un accenno di aldeidi. Sancti si apre nella luce e fa pensare ad un sentiero tra gli alberi in un chiaro mattino invernale. Sembra quasi di sentire la terra indurita dal freddo scricchiolare sotto i piedi mentre i pallidi raggi di sole scaldano le cortecce degli abeti dai quali essuda, fredda e densa, la resina pienamente restituita dal cuore della fragranza: lacrime vegetali che ci allontanano dalle prime note agrumate per condurci verso la pienezza aromatica speziata del jus. Qui la resina di abete perdura, sostenuta da accenni impercettibili di rosmarino e da quelli più evidenti di lavanda, mentre il cipresso è ancora tenacemente presente. Le note speziate di cardamomo e noce moscata sono sottili, nessun accenno alla loro origine orientale, al fine di rendere la fragranza soprannaturale nel parossismo cristallino della sua evoluzione. L’effetto benefico, la chiara visione sono alla loro massima espressione quando le note di fondo donano sacralità e corpo alla fragranza.

Il legno di cedro comunica una spiritualità sofferta e conquistata, dove la scelta di mantenersi fedeli al proprio destino è resa dalle note profonde e avvolgenti, cariche di un misticismo umano che aspira ad elevarsi verso il cielo. Un’assunzione della mente e dello spirito, confermata dalla logica asciutta del vetiver e del patchouli, ultime porte odorose e terrene prima di toccare la luce opalina dell’incenso che giunge attraverso il suo fumo candido alle nostre narici. Sancti è nella sua massima espressione, una gloria maestosa tramutata in liquido benefico. L’incenso è qui uno spirito guida che conduce all’illuminazione per luce riflessa, attraverso un’evoluzione sorprendentemente ricca di armonie olfattive che rendono ancora più preziosa la resina.

L’ossimoro del movimento olfattivo continua mentre veniamo elevati verso le note angeliche della fragranza e contemporaneamente veniamo condotti verso le corde più intime dell’animo umano, attraverso echi timidi di ambra, benzoino e morbidi muschi che sembrano arrivare da una profondità lontanissima della memoria. La potente proiezione di Sancti ha la capacità di avvolgere, accogliere e sostenere nelle lunghe ore della sua evoluzione, mostrando attraverso l’equilibrio del sillage una solidità eterea, ultraterrena, magnifica, capace di conferire un benessere fuori dal comune, quasi fosse, più che un profumo, un lenimento medicinale.

L’acqua santa di Liquides Imaginaires parla di fede, non necessariamente verso un Dio o una religione, ma piuttosto di un credo che rende il passo fermo, la mente chiara e sicura. La fede è la cosa migliore che si possa possedere, direbbe papa Giovanni Anglicus. Avere fede, come ebbe Giovanna, rendendo onore al disegno per noi immaginato è la scelta migliore che potremmo fare.

Ho pensato che se un profumo potesse fissare per sempre un ricordo prezioso, un piacere intimo, un rituale sacro, allora potrebbe anche giocare con l’ombra e con la luce, essere il veleno e l’antidoto. Carico di un immaginario potente, esso avrebbe la facoltà di rischiarare, abbellire, reinventare, ammaliare, ed evidentemente turbare. Ho quindi immaginato questi odori come delle memorie posate sull’acqua, come se si deponessero i propri ricordi, le proprie ossessioni, le proprie confessioni, i propri amori sullo specchio dell’acqua per guardarli da maggior altezza.” – Philippe Di Méo

Anna Volpi, lunedì 9 gennaio 2017

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doralice ha detto:
lunedì 9 gennaio 2017

Bellissimo!! è diventato il mio profumo dopo che ho usato per diversi anni Zargosk. Quando lo indosso mi mette tanta serenità, mi fa sentire più sicura e centrata su me stessa, come se fossi protetta da un angelo. Lo porto anche d’estate!!

Antheus ha detto:
lunedì 9 gennaio 2017

Complimenti per l’associazione, originale e ricercata, è sempre un piacere leggervi!

LetiziaRW ha detto:
lunedì 9 gennaio 2017

A una figura così misteriosa, carismatica, straordinaria non poteva che corrispondere un profumo eccezionale. I Liquides sono dei veri capolavori, la prima serie poi è così carica di immagini e vibrazioni… Aspetto di sapere cosa ne pensate di Tumultu e Fortis! Grazie <3

marilena d. ha detto:
martedì 10 gennaio 2017

ciao,
sancti è uno dei miei incensi preferiti: lievemente amaro, ieratico, fresco, silenzioso, potente. lo trovo sublime, molto bella l’interpretazione che ne avete dato.

serenissima ha detto:
mercoledì 1 febbraio 2017

L’ho scoperta qualche giorno fa grazie alla mia profumeria di fiducia: pura acqua battesimale. Decisamente molto particolare, ma non è per tutti i giorni, sono molto indecisa se acquistarla.

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