Carol. Majda Bekkali profuma un sogno d’amore a lieto fine

“Un po’ di profumo?”, domandò Carol venendo verso di lei con la boccetta. Sfiorò con le dita la fronte di Therese, proprio all’attaccatura dei capelli, dove un giorno aveva posato un bacio.

Nel 1921 a Forth Worth nacque Mary Patricia Plangman. Mary venne cresciuta dalla nonna e, se è vero che il destino è scritto nella nascita, avrebbe potuto sperare in una vita modesta e del tutto anonima. Fortunatamente il destino ha radici ben più antiche, così Mary poté divenire Patricia Highsmith, una delle più grandi scrittrici americane del Novecento.

Anche se viene ricordata per i thriller psicologici – chi non conosce il fascinoso e terribile Mr. Ripley? – Patricia Highsmith ha saputo regalarci romanzi pungenti, sospesi sull’imprevedibile realtà degli intrecci umani.

Dovevano passare ancora parecchi decenni prima che Majda Bekkali vedesse la luce, dall’altro capo del mondo, e che il suo destino si compisse. Parigina con origini nord africane, anche Majda porta dentro di sé il fuoco dell’arte, una benedizione che si esprime prima attraverso la danza classica e poi nell’immenso mondo degli odori. Sarà per lunghi anni direttore creativo di marchi importanti della profumeria, fino a quando nel 2009 non fonderà il suo brand, inaugurando così una collezione di fragranze.

I profumi di Majda Bekkali partono da un’idea, un’impressione di note olfattive e solo dopo arriva il Naso giusto che le saprà interpretare. Nascono così fragranze sfaccettate che non dimenticano la scuola classica, ma che mantengono una personalità definita e riconoscibile, come la turchina soavità di Tulaytulah o le declinazioni poliedriche delle prime eau de parfum della collezione dove Nasi importanti, come Dorothée Piot, Marina Jung-Allegret, Bertrand Duchaufour e Cécile Zarokian, collaborano per creazioni come Fusion Sacrè – clair e Fusion Sacrè – obscur, Mon Nom est Rouge, J’ai Fait un Rêve, sempre nelle varianti clair e obscur.

Cosa hanno in comune una scrittrice piuttosto solitaria come la Highsmith e le fragranze della più solare Majda Bekkali? In un divertente gioco di indizi scopriamo che il suo romanzo Carol, edito nel 1952 – dal quale Todd Haynes trarrà nel 2016 un fortunato adattamento cinematografico con Cate Blanchett e Rooney Mara – ha diversi aspetti in comune – tre + uno, per l’esattezza – con una eau de parfum uscita quasi cinquant’anni dopo: J’ai Fait un Rêve – clair.

Il romanzo che la Higsmith dovette far uscire sotto pseudonimo narra la storia poetica e difficile dell’amore tra due donne nell’America anni ’50 del perbenismo più riluttante.

Therese è una giovane scenografa che per mantenersi si ritrova a fare la commessa al reparto giocattoli di un grande magazzino newyorchese nel periodo natalizio; qui, ammorbata da una umanità fiacca e spenta, incontra Carol, elegantissima cliente in cerca di una bambola da regalare alla figlia. Carol è una luce di eleganza e sensualità in quel mare di voci e mani agitate. Il tonfo al cuore per le due donne è immediato e inevitabile. Si rivedranno il giorno seguente e la loro relazione si compirà, nonostante le difficoltà di un imminente divorzio per Carol e di un pretendente devoto per Therese. Insieme, sfideranno un’America cieca e impaurita, fatta di cittadine che sembrano presepi perfetti e freddi e di minacce più o meno velate.

Realizzata dal Naso Dorothée Piot, già creatrice della trilogia di Jul et Mad e di Memoir Woman per Amouage, J’ai Fait un Rêve – clair è una eau de parfum floreale legnosa dal carattere seducente. Fin dalla sua uscita ha riscosso un indiscusso successo grazie al sapiente dosaggio delle materie prime, di altissima qualità, capaci di proiettare verso la visione femminile della seduzione, fatta di eleganza, di evoluzioni misurate che celano e svelano, di delicatezza e imprevedibilità.

Ecco dunque i punti di incontro che legano Carol e J’ai Fait un Rêve – clair:

Chiaroscuri
Chi conosce la Maison Bekkali sa che la declinazione clair e obscur non indicano un genere femminile o maschile, quanto piuttosto una versione più soave e fiorita (clair) e una più intensa e corposa (obscur). J’ai Fait un Rêve – clair si apre, infatti, con tratti chiari e delicatamente freschi. L’accento floreale è qui reso dal petit grain che sottolinea il carattere quasi ingenuo della fragranza, sostenuto da elemi e foglie di cassis che amplificano l’apparenza fresca e leggera, quasi una folata di petali che danzano gioiosamente al sole. E’ una manciata di minuti e subito sale evidente l’aroma più secco ed erbaceo del cumino che smorza l’ingenuità pura, adombrandola di note più calde e rubando al cielo la fragranza per legarla ancora di più alla pelle. L’apertura di J’ai Fait un Rêve – clair è un chiaroscuro improvviso, come la visione di un amore celestiale nel caos di un grande magazzino. E’ la giovinezza di Therese che si affaccia alla vita, con le sue insicurezze e gli occhi inquisitori che cercano di capire un amore forse più grande di lei.

Therese si domandò se la vita, i rapporti umani, fossero sempre così. Mai un terreno solido sotto di sé. Sempre come ghiaia, un po’ cedevole e rumorosa, così che il mondo intero potesse udire… Si rimaneva sempre in ascolto, per cogliere il passo forte e deciso dell’intruso.

Odore
E’ il cumino che traghetta la fragranza verso il suo cuore pieno di sensualità e lo fa mantenendo fino all’ultimo la sua nota asciutta e speziata, fino a che i fiori, anima dominante di tutta la fragranza, non ne sovrastano la spigolosità circondandola di burrosa morbidezza. Imperiosa appare la cremosità del gelsomino egiziano capace di conferire un elegante erotismo al jus, che non scivola mai nell’eccesso ma si mantiene perfettamente equilibrato, come una splendida Carol sicura avvolta nel caldo visone e in morbide sciarpe di seta. L’opulenza del gelsomino risalta tra la freschezza di fiori d’arancio e la dolcezza dell’ylang ylang che conferiscono un velo di trasparenza al cuore che altrimenti rischierebbe di scivolare in un jus dal richiamo orientale. Non di un’odalisca racconta la fragranza, ma di una donna elegante, raffinata, esposta alla vita con tutte le sue fragilità e le sue ombre.

L’odore cupo e lievemente dolce del suo profumo arrivò di nuovo a Therese, un odore evocativo di seta verde scuro, che apparteneva a lei soltanto, come l’effluvio di un fiore speciale.

Carol è il cuore della fragranza, la donna che si è fatta matura, che porta già qualche cicatrice dentro di sé, ma che non è ancora sazia di vita e di bellezza. Il gelsomino parla di lei, del suo gusto impeccabile, ma anche dei suoi occhi che a tratti si fanno duri e severi, a tratti sono luce d’amore.

Coraggio
Lentamente J’ai Fait un Rêve – clair declina verso una carnalità più animalica e dissolve i fiori in note di castoreum e di cuoio. L’evoluzione però non da il tempo alla fragranza di perdere il suo stile fatto di morbidezza e ombreggiature precise grazie alle note pulite e morbide di muschio e a un ricordo di legni e boschi ombrosi dato da legno di cedro e labdano. Anche nell’oscurità del fondo, resta la cifra stilistica di tutta la composizione e compaiono accenti vagamente fioriti di guaiaco, smorzate da un refolo quasi impercettibile di incenso. E’ un finale coraggioso e sorprendente, una diversa istantanea che illumina nuovi aspetti del racconto olfattivo che Majda Bekkali ha racchiuso nel flacone levigato come un ciottolo tipico della Maison. La chiusura della fragranza richiama al senso profondo del libro, a quella responsabilità dell’arte verso gli aspetti della vita.

“È forse una cosa di cui vergognarsi?”
“Sì. Tu questo lo sai, vero?”, domandò Carol nel suo tono tranquillo, scandito. “Agli occhi del mondo è qualcosa di abominevole.

Carol fu un libro censurato all’epoca e, per molti anni, fu considerato immorale dai benpensanti. All’epoca l’omosessualità era considerata al pari di una malattia psichiatrica, una devianza sessuale imperdonabile che andava occultata o curata. Occorrerà attendere il 1990 perché l’omosessualità venga eliminata dagli elenchi dei disturbi psichiatrici ufficiali. Patricia Highsmith ne parlò con eleganza e realismo trentotto anni prima, aprendo un cammino che ancora oggi stiamo percorrendo.

Era orgogliosa che Carol avesse il coraggio di fare cose del genere, di dire cose del genere, di sapere che a Carol il coraggio non sarebbe mai venuto meno.

E se non siete ancora convinti che la cosa migliore da fare sia indossare questa fragranza meravigliosa, capace di trasportarvi in un mondo di elegante seduzione, mentre state leggendo Carol, eccovi l’ultimo motivo:

Lieto fine
Carol, contrariamente a quanto si possa pensare, ha un lieto fine. Nel romanzo di Patricia Highsmith il coraggio e l’amore avranno la meglio, anche se il prezzo da pagare sarà altissimo: Therese tornerà da Carol, nonostante un’intera società abbia tentato di dividerle.

La felicità era come vino nuovo che si spargesse in lei, distendendo lievissimi viticci, recandole fiori nella carne. Ebbe per un attimo la visione di un pallido fiore bianco, che baluginava come visto nel buio, o attraverso l’acqua. Si domandò perché gli altri parlassero di cielo.

J’ai Fait un Rêve – clair, come tutte le creazioni di Majda Bekkali, è un piccolo sogno intriso di felicità, riscalda l’anima, regala sorrisi e speranza. Non nasce da viaggi esotici o ricordi di famiglia, ma dall’umanità come essere vivente, come cuore pulsante positivo in costante equilibrio tra piccolezze e grandiosità.

Ho sognato un mondo nel quale le differenze convergono ed emergono creazioni eccezionali. Ho sognato un essere universale fatto di dignità umane primitive e primordiali. Ho sognato un armonioso alito di vento che avvicina la natura all’umanità. Ho sognato che l’arte può sconfiggere tutte le forme d’odio e di miseria. L’arte indipendente e impertinente può unire i talenti, intrecciare gli spiriti e sciogliere le emozioni. L’arte costruisce ponti per superare le barriere. Majda Bekkali

Anna Volpi, lunedì 6 febbraio 2017

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LetiziaRW ha detto:
lunedì 6 febbraio 2017

Il film di una bellezza struggente, complimenti per la scelta… della Bekkali amo più il lato obscur che clair e il Rouge è un incanto sulla pelle!

marilena d. ha detto:
lunedì 6 febbraio 2017

Associazione ancora una volta di grande raffintezza, brava Anna! Non vedo l’ora che mi racconti Fusion Sacrè, il mio preferito

Ale ha detto:
lunedì 6 febbraio 2017

Voglio provarlo subito!

Beatrix82 ha detto:
martedì 7 febbraio 2017

Maison poco valorizzata, peccato… meriterebbe un consenso più ampio perchè le fragranze sono davvero notevoli

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